Una campagna di social media marketing è un piano a termine che usa le piattaforme social per promuovere un marchio, coinvolgere un pubblico definito e generare contatti o vendite. Si regge su obiettivi misurabili, target, canali, contenuti organici e sponsorizzati, budget e indicatori di risultato. Appartiene alla disciplina più ampia del social media marketing.
Campagna social: i punti fermi
- Obiettivi: brand awareness, raccolta di contatti e conversioni, formulati secondo il criterio SMART.
- Fasi: obiettivi, target e competitor, piattaforme, piano editoriale, social ads, monitoraggio dei KPI.
- Canali: la scelta dipende da dove si trova il pubblico, non dalla volontà di essere presenti ovunque.
- Costi: variano con budget pubblicitario, gestione, creatività e strumenti, e si stimano partendo dall’obiettivo.
- Tipologie su Meta: le campagne si distinguono per obiettivo: awareness, consideration e conversion.
- Misurazione: engagement rate, reach, impression, CTR e conversion rate guidano le correzioni in corso d’opera.
Cosa sono le campagne social e le campagne di marketing
Una campagna di marketing è un’iniziativa strutturata con inizio, fine, obiettivo e budget, mentre la sua versione sui social si svolge interamente o in prevalenza sulle piattaforme sociali. La durata limitata la distingue dalla presenza quotidiana sui canali, che ha carattere continuativo.
Cosa sono le campagne di marketing?
Sono iniziative complete e strutturate con cui un’organizzazione promuove prodotti, servizi o un marchio. Ogni campagna ha un obiettivo dichiarato, un pubblico di riferimento, uno o più canali, un messaggio, un periodo di svolgimento e un sistema di misurazione. Senza questi elementi si tratta di singole pubblicazioni isolate.
Cosa sono le campagne social?
Sono campagne di marketing veicolate su Facebook, Instagram, LinkedIn, TikTok, YouTube e altre piattaforme tramite post, storie, video e inserzioni. Hanno una caratteristica che i media tradizionali non offrono: la comunicazione è bidirezionale, quindi commenti, messaggi e condivisioni forniscono un riscontro in tempo reale sui contenuti e sull’offerta.
Differenza tra campagna, strategia e piano editoriale
La strategia stabilisce obiettivi di lungo periodo e canali, la campagna ne realizza una parte in un arco di tempo definito, il piano editoriale organizza tono di voce, mix di contenuti e calendario di pubblicazione. La campagna usa il piano editoriale come strumento operativo e risponde alla strategia come cornice.
Organico e sponsorizzato: quando servono entrambi
I contenuti organici, come post e storie, sviluppano la relazione con la community e la fedeltà al marchio, mentre le inserzioni sponsorizzate (ADV) raggiungono utenti nuovi e profilati. Una campagna ben pianificata li combina, perché l’organico da solo ha una portata limitata e la sola pubblicità non costruisce relazione.
- Per consolidare un pubblico già acquisito: prevalgono i contenuti organici.
- Per raggiungere persone che non conoscono il marchio: prevalgono le inserzioni.
- Per un lancio con scadenza ravvicinata: le inserzioni anticipano la portata, l’organico mantiene l’attenzione.
Perché investire in una campagna sui social
I social raggiungono la maggior parte della popolazione connessa e permettono di misurare ogni azione, quindi una campagna ben impostata produce risultati verificabili in termini di notorietà, contatti e vendite. Il vantaggio riguarda sia le grandi aziende sia le piccole e medie imprese, per le quali il canale è ancora poco sfruttato.
Vantaggi per brand awareness e vendite
La notorietà del marchio abbrevia il processo di vendita, aumenta la quota di mercato e posiziona l’azienda nel proprio settore. I social permettono inoltre di rispondere a richieste sull’offerta, promuovere nuovi prodotti con rapidità, orientare le decisioni d’acquisto con un budget contenuto e vendere direttamente tramite il social commerce. Le recensioni e le opinioni dei clienti, condivise sui canali, incidono sull’acquisizione di nuovi clienti.
Dati di utilizzo dei social
Gli utenti dei social nel 2024 sono 5,04 miliardi, pari al 62% della popolazione mondiale, con una crescita del 5,6% sull’anno precedente. In Italia gli utenti attivi sono quasi 43 milioni, con una penetrazione vicina al 73%, e il tempo quotidiano trascorso online arriva a 5 ore e 56 minuti. Circa l’85% degli italiani possiede un profilo social e oltre il 60% degli utenti cerca online le aziende che propongono ciò di cui ha bisogno.
Tra gli operatori di marketing, Facebook è usato dall’86%, Instagram dal 79% e LinkedIn dal 65%. Il 59% prevede di aumentare l’uso organico di YouTube, per il peso crescente del video.
Come creare una campagna social efficace: le fasi
Una campagna efficace si costruisce in sei fasi consecutive, dalla definizione degli obiettivi al monitoraggio dei risultati. Ogni fase condiziona la successiva: i canali dipendono dal target, i contenuti dai canali, gli indicatori dagli obiettivi. Avviare la pubblicazione senza questa sequenza espone al rischio di spendere il budget senza ritorno economico.
- Definire gli obiettivi SMART, scegliendone pochi e misurabili.
- Studiare target e competitor con una buyer persona e un’analisi della concorrenza.
- Scegliere le piattaforme in base a pubblico e formati.
- Costruire piano editoriale e contenuti con tono di voce, mix e calendario.
- Impostare social ads e budget partendo da un test.
- Monitorare i KPI e ottimizzare la campagna mentre è in corso.
Il piano non è mai universale: ogni attività richiede una combinazione propria di obiettivi, canali e messaggi, da aggiornare quando i dati mostrano scostamenti.
Come definire gli obiettivi di una campagna social (SMART)

Gli obiettivi di una campagna sono traguardi misurabili scelti prima di aprire i canali: brand awareness, lead generation o conversioni dirette. Devono essere Specifici, Misurabili, Raggiungibili, Rilevanti e Temporizzati, e coerenti con la strategia di marketing generale dell’azienda.
- Brand awareness: aumentare notorietà e visibilità del marchio, misurata con reach, impression e menzioni.
- Lead generation: raccogliere contatti, per esempio email, tramite iscrizioni o moduli.
- Conversioni e vendite: spingere all’acquisto di un prodotto o di un servizio.
Per iniziare bastano tre obiettivi, purché raggiungibili entro un termine stabilito. Conviene privilegiare l’acquisizione di clienti rispetto al numero di «mi piace», che descrive l’attenzione ma non il valore economico. Un obiettivo formulato bene indica il valore da raggiungere, l’indicatore e la data, per esempio un numero di contatti raccolti con un modulo entro la fine del periodo di campagna.
Se esistono già account attivi: misurare prima di partire
Prima di fissare i traguardi si rilevano i risultati ottenuti finora su ciascun canale. Il confronto indica quali account potenziare, aggiornare o abbandonare perché poco redditizi. Se gli account non esistono, si creano da zero già coerenti con il pubblico e con gli obiettivi scelti.
La misurazione continua anche dopo l’avvio: serve a correggere in tempo i canali che non producono il risultato atteso.
Studio del target e dei competitor
Lo studio del target definisce a chi si rivolge la campagna, attraverso una buyer persona e un’analisi dei concorrenti. Circoscrivere il pubblico permette di preparare messaggi adatti e di scegliere di conseguenza i canali su cui diffonderli, riducendo la dispersione del budget.
Buyer persona: come si costruisce
La buyer persona è un profilo semi-fittizio del cliente ideale, costruito su dati reali e non su supposizioni. Descrive età, interessi, problemi, bisogni, comportamenti e canali frequentati. Il social listening, cioè il monitoraggio delle conversazioni online sul marchio e sul settore, fornisce informazioni su interessi e bisogni del pubblico. Le conversazioni raccolte aiutano inoltre a creare campagne più mirate.
- Dati anagrafici
- Età, ruolo professionale e contesto in cui si trova il destinatario.
- Interessi e bisogni
- Temi seguiti e problemi che il prodotto o il servizio risolve.
- Canali frequentati
- Piattaforme in cui il pubblico si informa e interagisce.
Analisi dei competitor
L’analisi dei competitor rileva che cosa pubblicano i concorrenti, quali contenuti ricevono interazioni, quali scelte evitano e in quali aree è possibile differenziarsi. Si osservano anche i leader di settore e i contenuti condivisi dai clienti. L’obiettivo è individuare posizionamenti liberi, non imitare formati altrui.
Se il pubblico è aziendale o consumer: scegliere l’approccio
Per un’offerta rivolta ad aziende (B2B) prevalgono canali professionali e contenuti informativi. Per un’offerta rivolta ai consumatori (B2C) prevalgono formati visivi, brevi e di intrattenimento. Molte offerte hanno entrambi i pubblici, ed è utile costruire una buyer persona per ciascuno.
Quali piattaforme social scegliere per la campagna

Le piattaforme si scelgono in base a dove si trova il pubblico della campagna, non per presenza generalizzata. Ogni canale ha dinamiche algoritmiche, formati e audience propri, quindi una strategia efficace su Facebook non produce lo stesso risultato su LinkedIn o TikTok.
| Piattaforma | Pubblico prevalente | Uso ideale |
|---|---|---|
| Pubblico giovane e dinamico | Contenuti visivi, intrattenimento, Reels e video brevi | |
| TikTok | Pubblico giovane | Video brevi e intrattenimento |
| Professionisti e aziende | B2B, networking, personal branding | |
| Community locali e target meno giovane | Gruppi, comunità, annunci locali | |
| YouTube | Pubblico interessato ad approfondire | Tutorial e video di lunga durata |
Sono utilizzate per scopi commerciali anche X, Pinterest e Snapchat, da valutare quando il target vi è presente in modo significativo.
Se il budget o le risorse sono limitati: presidiare pochi canali
Con risorse ridotte conviene presidiare uno o due canali ben curati, scelti dalla buyer persona. Dopo la prima misurazione si decide se potenziare, mantenere o eliminare ciascun canale in base ai risultati.
Piano editoriale e content strategy
Il piano editoriale organizza tono di voce, mix di contenuti e calendario di pubblicazione, così che la presenza sui social non sia lasciata all’improvvisazione. Serve a produrre contenuti rilevanti con regolarità, abituando la community a un flusso di informazioni di valore.
- Tone of voice
- Linguaggio coerente con i valori e l’identità del marchio in ogni interazione.
- Mix di contenuti
- Alternanza tra contenuti di valore, educativi o di intrattenimento, e contenuti promozionali, senza ridurre la comunicazione alla sola promozione diretta.
- Calendario editoriale
- Date, orari, formati e testi stabiliti in anticipo, con frequenza adattata al tipo di campagna.
Creazione dei contenuti: gancio e call to action
Ogni contenuto richiede un impatto visivo curato, un gancio nelle prime righe o nei primi secondi e una chiara CTA, cioè un invito esplicito all’azione. I contenuti coinvolgenti sono pensati per sollecitare commenti e interazioni. Rientrano nel mix le storie sul percorso del marchio, le immagini e i video dei clienti con il prodotto acquistato e le recensioni.
Rilevanza prima della quantità
Il numero di post conta meno della loro rilevanza per l’algoritmo. Il Dwell Time e la qualità dei commenti pesano più del numero di follower. I contenuti che mostrano processi, sfide quotidiane e cultura interna rafforzano l’autenticità e distinguono il marchio dalla concorrenza.
Le risorse si ripartiscono tra promozione del marchio, condivisione della missione aziendale e interazioni dirette con gli utenti.
Advertising e sponsorizzazioni: come impostare le social ads
Le social ads sono inserzioni a pagamento che portano la campagna oltre la portata organica, perché l’organico spesso non basta per una spinta rapida e mirata. Si impostano con strumenti come Meta Ads Manager o con la gestione annunci delle singole piattaforme.
- Si definisce il pubblico con dati demografici, professionali, comportamentali e di interesse.
- Si fissa un budget di test, limitato e uguale tra le diverse creatività.
- Si lasciano girare le inserzioni per un periodo sufficiente a raccogliere dati.
- Si aumenta la spesa solo sulle creatività con le prestazioni migliori e si sospendono le altre.
Se il targeting per interessi non basta: dati proprietari e retargeting
Il targeting classico si basa su interessi dichiarati, mentre quello predittivo usa modelli di intelligenza artificiale per individuare utenti pronti alla conversione. Quando si dispone di dati propri, per esempio provenienti dal CRM, si possono riagganciare gli utenti che hanno già interagito con il marchio. Le CAPI inviano i dati di conversione alle piattaforme senza ricorrere ai cookie di terze parti.
Il retargeting è rilevante perché spesso oltre il 95% degli utenti non converte alla prima visita.
Tracciamento dei link con parametri UTM
I parametri UTM applicati ai link indicano da quale canale, campagna o inserzione proviene il traffico. Permettono di attribuire correttamente visite e conversioni e di confrontare i risultati di contenuti organici e sponsorizzati.
Si consiglia di rivolgersi a professionisti per ottimizzare la spesa, soprattutto quando il budget è rilevante.
Monitoraggio dei KPI e ottimizzazione
I KPI misurano il risultato della campagna rispetto agli obiettivi e permettono di calcolare il ritorno sull’investimento (ROI), cioè il rapporto tra guadagno ottenuto e capitale investito. La misurazione si effettua durante tutta la campagna, non solo alla chiusura, e guida le correzioni.
| KPI | Cosa misura | Obiettivo collegato |
|---|---|---|
| Engagement rate | Interazioni rispetto alla copertura | Coinvolgimento |
| Reach e impression | Persone che vedono il contenuto e numero di visualizzazioni | Brand awareness |
| CTR | Percentuale di clic rispetto alle visualizzazioni | Traffico e interesse |
| Conversion rate | Chi compie l’azione desiderata dopo il clic | Lead e vendite |
| Menzioni e condivisioni | Volte in cui il marchio è citato e rilanciato | Notorietà e advocacy |
L’engagement rate di riferimento citato per il settore è 0,65% su Instagram e 1,7% su TikTok. Questi valori vanno confrontati con lo storico dell’account e con i risultati dei concorrenti.
Se i risultati non raggiungono gli obiettivi: cosa correggere
- Si individua l’indicatore che si discosta, dalla copertura al conversion rate.
- Si verifica se il problema riguarda creatività, pubblico, canale o destinazione del clic.
- Si modifica una variabile alla volta e si misura l’effetto.
- Si sospendono canali e contenuti controproducenti.
Il piano resta dinamico e va aggiornato con software di analisi, link tracciati e sondaggi tra i follower.
Quanto costa una campagna di social media marketing?
Il costo non ha una cifra fissa, perché dipende da budget pubblicitario, numero di canali, frequenza di pubblicazione, produzione dei contenuti e gestione. L’importo si stabilisce partendo dall’obiettivo e dal costo per risultato misurato in un test, non da una tariffa standard.
Variabili di costo
- Budget pubblicitario: spesa per le inserzioni, regolabile giorno per giorno.
- Gestione: lavoro di un social media manager interno o di un’agenzia.
- Creatività: produzione di testi, immagini e video.
- Strumenti: software di pianificazione, analisi e monitoraggio.
Creare un account e registrarsi è gratuito per quasi tutte le piattaforme. La spesa deriva dunque da pubblicità, produzione e gestione.
Come stimare il budget
- Si definisce l’obiettivo numerico, per esempio i contatti da raccogliere.
- Si avvia un test con budget ridotto e si ricava il costo medio per contatto o vendita.
- Si moltiplica il costo per risultato per il traguardo fissato.
- Si aggiungono produzione dei contenuti, gestione e strumenti.
Se il ritorno economico atteso è inferiore alla spesa stimata, si rivedono obiettivo, pubblico o canale prima di investire. Un buon rapporto costo-efficacia aumenta il ritorno e lascia budget disponibile per altri investimenti.
Quali sono le tre tipologie di campagne su Meta?
Le campagne pubblicitarie su Meta si distinguono in tre famiglie in base all’obiettivo: awareness, consideration e conversion. La scelta dell’obiettivo in Ads Manager determina formati disponibili e ottimizzazione della consegna degli annunci.
| Tipologia | Scopo | Indicatori tipici |
|---|---|---|
| Awareness | Far conoscere il marchio a un pubblico ampio | Reach, impression |
| Consideration | Ottenere traffico, interazioni o contatti | CTR, engagement, lead raccolti |
| Conversion | Ottenere vendite o acquisizione di clienti | Conversion rate, costo per acquisizione |
Se il pubblico non conosce il marchio: partire dall’awareness
Quando il marchio è nuovo si parte da una campagna di awareness, che costruisce il bacino di utenti su cui lavorare in seguito. Una campagna di conversion rivolta a un pubblico freddo tende a produrre un costo per risultato più alto.
Se esiste già un pubblico interessato: passare a consideration e conversion
Con un pubblico che ha già interagito si usano campagne di consideration per raccogliere contatti e di conversion per il retargeting. Le tre tipologie compongono un percorso: ciascuna passa gli utenti alla successiva, a patto che gli indicatori siano misurati separatamente.
La scelta dell’obiettivo deve rispecchiare quello definito nel piano, per evitare di valutare una campagna di awareness con indicatori di vendita.
Cosa fa un social media marketing?
Il professionista del social media marketing, o social media manager, pianifica ed esegue la campagna: definisce la strategia, produce i contenuti, gestisce la community, imposta le inserzioni e misura i risultati. Il suo compito principale è catturare l’attenzione, emozionare e coinvolgere chi legge i post e guarda immagini e video.
- Analisi di pubblico e concorrenti e definizione della buyer persona.
- Stesura del piano editoriale e del calendario.
- Creazione dei contenuti organici e delle inserzioni.
- Gestione di commenti e messaggi, il cosiddetto social caring.
- Monitoraggio dei KPI e correzione del budget pubblicitario.
Se manca il tempo o la competenza interna: valutare un professionista
Quando l’azienda non può dedicare tempo sufficiente, affidare la campagna a un social media manager evita errori di impostazione. Le piattaforme cambiano algoritmi e funzioni di continuo, per cui la competenza tecnica richiede aggiornamento costante.
Differenza tra campagna e social media management
La campagna è un’azione a termine con obiettivi e budget specifici, per esempio un lancio. Il social media management è la gestione continuativa dei canali, con contenuti organici, community management e reportistica. Le due attività si integrano, perché la campagna sfrutta la community costruita dalla gestione quotidiana.
Modelli del marketing mix e tipi di marketing applicati a una campagna social
Le sigle come 3 P, 4 C e 5 P indicano schemi del marketing mix, cioè elenchi di leve su cui un’azienda decide. Il numero e il contenuto delle voci cambiano a seconda del modello adottato. In una campagna social servono come griglia di controllo della coerenza tra offerta, prezzo, distribuzione e comunicazione.
Quali sono i 4 tipi di marketing?
La classificazione dipende dal criterio scelto e non esiste un elenco univoco. Per una campagna sui social le distinzioni operative sono organico e a pagamento, B2B e B2C, acquisizione e fidelizzazione. Ciascun criterio guida scelte diverse su canali, contenuti e indicatori.
Quali sono le 3 P del marketing?
Le 3 P sono una versione ridotta del marketing mix e la composizione dipende dall’autore e dall’ambito. Applicate ai social, riducono la verifica alle leve essenziali: che cosa si offre, a quali condizioni economiche e con quale comunicazione. La campagna interviene soprattutto sull’ultima leva.
Quali sono le 4 C del marketing?
Le 4 C sono un modello del marketing mix che sposta il punto di vista dall’azienda al cliente: ogni leva dell’offerta è riletta per ciò che rappresenta per chi acquista. Questo approccio è coerente con la buyer persona e con la natura bidirezionale della comunicazione social.
Quali sono le 5 P del marketing?
Le 5 P sono una estensione del marketing mix con ulteriori leve rispetto agli schemi più brevi. Il contenuto della quinta voce varia secondo il modello, ed è utile dichiarare quale si usa prima di impiegare la sigla in un piano. In una campagna social la verifica riguarda la coerenza tra le voci scelte e gli obiettivi.
Per applicare qualunque schema al piano, si associa a ogni leva un contenuto, un canale e un KPI, così il modello diventa uno strumento di controllo e non una definizione astratta.
Errori frequenti nella gestione di una campagna social
Gli errori più comuni riguardano l’assenza di una strategia, la scelta di obiettivi non misurabili e la mancata correzione in corso d’opera. Avviare una campagna affidandosi all’istinto del momento espone al rischio di perdere il budget senza ottenere il ritorno economico desiderato.
| Errore | Conseguenza | Correzione |
|---|---|---|
| Pubblicare senza piano | Messaggi incoerenti e spesa senza ritorno | Piano editoriale e calendario |
| Misurare solo i «mi piace» | Risultati che non descrivono il valore economico | KPI legati a contatti e vendite |
| Essere presenti su tutti i canali | Dispersione di tempo e budget | Canali scelti dalla buyer persona |
| Solo contenuti promozionali | Calo di interazioni e di fiducia | Mix tra contenuti di valore e promozione |
| Ignorare i concorrenti | Posizionamento poco distintivo | Analisi periodica dei competitor |
| Lasciare invariata una campagna in calo | Spesa crescente su creatività deboli | Test e scalatura solo sui contenuti efficaci |
Se i risultati arrivano ma non si collegano alle vendite: verificare il tracciamento
Quando le interazioni sono alte e le vendite no, la causa è spesso un tracciamento incompleto o un messaggio non allineato alla pagina di destinazione. Si controllano i parametri UTM, l’invio dei dati di conversione e la coerenza tra annuncio e pagina.
Un caso limite frequente riguarda i canali con buone interazioni ma pubblico non in target: la metrica positiva non corrisponde a un risultato economico e il canale va rivisto.
Esempi di campagne social di successo e spunti per le PMI
Le campagne che emergono ruotano spesso attorno a lanci, traguardi o eventi del calendario e hanno due tratti ricorrenti: sono personalizzate e facili da condividere. Questi elementi aumentano la copertura perché trasformano gli utenti in diffusori.
Meccaniche che funzionano nel B2C
- Riepilogo annuale personalizzato: i dati d’uso di ciascun utente diventano storie visive condivisibili.
- Report di settore: sondaggi tra gli utenti producono statistiche da distribuire sui canali per tutto l’anno.
- Tono ironico sui dati personali: informazioni poco condivisibili diventano ruoli divertenti che gli utenti rilanciano.
- Cavalcare un tema d’attualità: la notizia di un’azienda più grande si trasforma in occasione di visibilità.
- Contenuti dietro le quinte e rilascio settimanale di novità: creano un appuntamento ricorrente con la community.
Spunti applicativi per PMI
Una piccola impresa può applicare queste meccaniche senza grandi budget. Può analizzare la cronologia degli acquisti per creare un riepilogo personalizzato dei clienti, raccogliere foto e video dei clienti con il prodotto, o condividere il percorso e i valori dell’azienda. Il canale resta quello dove si trova il pubblico, con formati e tono adattati alla piattaforma.
Prima di replicare una campagna altrui si verifica che la meccanica sia coerente con i dati disponibili: un riepilogo personalizzato richiede informazioni d’uso già raccolte, e un tema d’attualità richiede una posizione credibile per il marchio.
Domande frequenti sulla campagna social
Cosa sono le campagne social?
Sono campagne di marketing con obiettivo, budget e durata definiti, diffuse su piattaforme come Facebook, Instagram, LinkedIn, TikTok e YouTube con contenuti organici e inserzioni. A differenza dei media tradizionali, consentono interazioni dirette con il pubblico e misurazione continua dei risultati, dalla copertura alle conversioni.
Quanto costa una campagna di social media marketing?
Il costo dipende da budget pubblicitario, canali, produzione dei contenuti, gestione e strumenti. Si stima definendo l’obiettivo numerico, misurando in un test il costo per contatto o vendita e moltiplicandolo per il traguardo, poi sommando le altre voci. Non esiste una tariffa unica valida per ogni attività.
Quali sono le tre tipologie di campagne su Meta?
Sono awareness, consideration e conversion. La prima punta a far conoscere il marchio e si misura con reach e impression, la seconda a ottenere traffico, interazioni e contatti, la terza a generare vendite. L’obiettivo scelto in Ads Manager determina formati e ottimizzazione degli annunci.
Cosa fa un social media marketing?
Pianifica la strategia e il calendario editoriale, crea contenuti organici e sponsorizzati, gestisce community e messaggi, imposta le inserzioni e monitora i KPI come engagement, reach e conversioni. Ottimizza il budget pubblicitario per migliorare il ritorno sull’investimento delle campagne, intervenendo quando gli indicatori si discostano dagli obiettivi.
Qual è la differenza tra campagna e social media management?
La campagna è un’azione a termine con obiettivi e budget specifici, come un lancio di prodotto. Il social media management è la gestione continuativa dei canali, con contenuti organici, community management e reportistica. Le due attività si integrano, perché la campagna sfrutta la community costruita ogni giorno.
Servono contenuti organici o sponsorizzati?
Servono entrambi, perché svolgono funzioni diverse. I contenuti organici fidelizzano la community e migliorano la brand awareness, mentre le inserzioni sponsorizzate aumentano la visibilità e raggiungono utenti nuovi e profilati. Il rapporto tra i due dipende da obiettivo, pubblico già acquisito e scadenza della campagna.
Cosa sono le campagne di marketing?
Sono iniziative strutturate con cui un’organizzazione promuove prodotti, servizi o un marchio. Hanno un obiettivo dichiarato, un pubblico di riferimento, uno o più canali, un messaggio, un periodo di svolgimento e un sistema di misurazione. Senza questi elementi si tratta di singole pubblicazioni isolate.





