autoefficacia e motivazione

Così come sostenuto dal prof Albert Bandura, padre della teoria dell’Autoefficacia o Self-Efficacy, c’è uno strettissimo legame tra Autoefficacia e Motivazione.

L’Autoefficacia è “l’insieme delle convinzioni sull’essere capace di portare a termine un obiettivo specifico con successo”. (da Inarrestabile di A. Panico)

L’autoefficacia, che in sintesi estrema è la convinzione di saper fare, di riuscire in un dato compito, influenza i processi motivazionali proprio perché c’è l’aspettativa positiva che quelle date azioni intraprese porteranno certamente a dei risultati di successo. E da qui, la spinta interiore a continuare ad agire in quella direzione.

Motivazione viene dal latino motivus, ossia capace di far muovere, e da agere, ossia fare.

Questo temine ha insito in sé il movimento ed il fare, ed indica proprio la spinta interiore a voler fare un qualcosa e a raggiungere il traguardo prefissato seguendo un certo percorso; è, in altri termini, la manifestazione di tutti “quei processi psicologici che provocano la nascita, la direzione e la persistenza di azioni volontarie dirette verso un obiettivo. (da “Motivation: New direction for Theory, Research, and Practice, Academy of Management Review, 1982, T.R. Mitchell).

Ecco come si innesca il circolo virtuoso autoefficacia-aumento della motivazione: la convinzione di riuscire in un dato progetto o compito fa crescere il desiderio di raggiungere quel risultato; aumenta di conseguenza, anche la determinazione e l’impegno profusi e, al contempo, diventa via via maggiore anche la chiarezza della direzione da prendere e delle scelte da fare perché ciò avvenga. La motivazione è quindi uno stato interiore ed ha a che fare con il perché agiamo in un dato modo.

Inoltre, gli individui con un elevato grado di autoefficacia, riescono ad avere visioni di grande portata e ciò aumenta ulteriormente il livello motivazionale.

Ma come fare ad avere traguardi sfidanti, visioni ambiziose e rimanere motivati lungo tutto il percorso anche se la meta è lontana?

Semplicemente scomponendo il grande traguardo in sotto-obiettivi e seguendo le indicazioni raccolte da Business Coaching Italia nel paragrafo successivo!

Incrementare la motivazione per aumentare l’autoefficacia … anche in collaboratori poco stimolati.

È possibile lavorare ogni giorno sull’incremento dell’autoefficacia con conseguente aumento della motivazione anche (anzi, soprattutto!)  con quei collaboratori che nel tempo hanno collezionato insuccessi e appaiono poco stimolati sul lavoro.

Ecco ciò che dovrai fare:

  • Per rompere la catena degli insuccessi che porta certamente ad una frustrazione personale e ad un calo drastico dell’autoefficacia, cerca, insieme al tuo collaboratore, delle esperienze anche al di fuori della sfera lavorativa ma in qualche modo affini, in cui ha avuto successo. Questo serve a riprendere tracce di competenze che nel momento attuale appaiono inesistenti ma che invece sono solo nascoste.
  • Individua insieme al tuo collaboratore (o anche con il tuo team di lavoro) l’obiettivo da raggiungere e pianifica la strada da percorrere definendo delle tappe intermedie, dei micro traguardi o sotto-obiettivi, che certamente verranno raggiunti nell’arco di tempo concordato.
  • Pianifica dei feedback per verificare l’effettivo raggiungimento dei sotto-obiettivi e dai, ogni volta, dei rinforzi positivi ed oggettivi. Il collaboratore sperimenterà, così, un’esperienza di successo concreta in grado di fargli acquisire una maggiore autoefficacia, ovvero si sentirà competente a svolgere con esito positivo quel dato compito specifico.

Un aumento della motivazione come consegueza di un senso crescente di autoefficacia a lavoro ha una grande solidità e persistenza proprio perché nasce da motivazioni intrinseche e non da un elemento di persuasione o di incoraggiamento esclusivamente esterno al collaboratore.

Tra le fonti dell’autoefficacia individuate dal prof. Albert Bandura, le esperienze di successo sono certamente la fonte che più amplifica la propria self-efficacy. Le altre fonti sono descritte nel paragrafo successivo e ti daranno certamente ulteriori spunti per aiutare il tuo personale ad essere più motivato e produttivo.

Una motivazione crescente grazie a 4 modi di attivazione dell’autoefficacia

Il prof. Albert Bandura individua e definisce 4 fonti di attivazione dell’autoefficacia.

La prima fonte è la persuasione verbale e sociale.

“La lezione principale che ho imparato in una lunga vita è che il solo modo di rendere affidabile una persona è di avere fiducia in lei: e il modo più certo per farne una persona non affidabile è di provarne sfiducia e mostrarla”. (Henry L. Stimson)

Se chi ti è accanto ti sostiene e ti incoraggia, aumenterà la tua convinzione di riuscire con successo in un dato compito. 

È per questo motivo che è indispensabile scegliere chi avere accanto, perché la persuasione ha effetto anche in senso negativo. Chi scoraggia e demotiva porterà inevitabilmente ad un abbassamento della tua autoefficacia e di conseguenza ad un calo della motivazione. Perché continuare a fare qualcosa in cui si ha la convinzione indotta di non riuscire?

Attenzione! perché il primo e più forte persuasore non è al di fuori ma dentro di te.

La seconda fonte di attivazione dell’autoefficacia sono gli stati emotivi e fisiologici.

Difficile avere una grande convinzione di riuscire in un dato compito o raggiungere un obiettivo se il tono emotivo è basso o se ci sono tensioni o stress. È indispensabile imparare a gestire i propri stati emozionali e aumentare il proprio tono emotivo per migliorare la produttività, attivare propria autoefficacia e far crescere la propria motivazione.

La terza fonte di attivazione dell’autoefficacia sono le esperienze vicarie.

In sintesi, vedere che altri ce l’hanno fatta a raggiungere risultati di successo attuando un certo comportamento, spinge a fare altrettanto. Si innesca un meccanismo psicologico che porta a  copiare o imitare tali esperienze di successo– modelling.

“So come imparare qualsiasi cosa. So con assoluta certezza che posso addirittura imparare a pilotare lo Space Shuttle perché qualcun altro sa come farlo…” (Will Smith)

E infine, la quarta fonte di attivazione della self-efficacy sono le esperienze di successo.

Fare un qualcosa bene, portare a compimento con esito positivo un’attività fa vivere un’esperienza di successo.

Inanellare successi incrementa in maniera considerevole la propria autoefficacia e alimenta la motivazione.

Come ottenere una serie di successi? Pianificandoli!

Definito l’obiettivo grande da raggiungere, come già visto, occorrerà delineare un piano operativo progressivo e su misura, da rivedere periodicamente per aggiustare il tiro e gestire gli imprevisti.

Ciò aiuta a individuare la direzione da seguire, a mettere ordine e a fare chiarezza; cresce, di conseguenza, la convinzione di riuscire, ossia l’autoefficacia, e la motivazione ad andare avanti.

Il coaching può stimolare l’autoefficacia portando ad un incremento della motivazione?

Il coaching, quando segue un modello ben definito e dei protocolli (e non è improvvisato come purtroppo accade in alcuni casi!), ha come effetto la crescita concreta e progressiva dell’autoefficacia del coachee, con l’ovvia conseguenza dell’aumento persistente della sua motivazione.

Nel caso di Business Coaching Italia, il modello sviluppato è in grado di attivare tutte le fonti dell’autoefficacia delineate dal prof. Albert Bandura.

In concreto, i coachee seguiti da BCI, identificano in maniera chiara, sin dalla prima sessione, obiettivi concreti e tangibili, individuando al contempo le metriche di misurazione che consentono loro di capire in maniera inequivocabile se, passo dopo passo, stanno progredendo e in che misura, rispetto agli obiettivi prefissati.

Approfondisci: Esercizi e supporto di un Coach per aumentare l’autoefficacia

Il coach li aiuta poi a identificare nella situazione attuale quali sono gli ostacoli che li separano dalla meta finale. L’analisi della situazione attuale richiede nella maggioranza dei casi, anche una verifica dei

“numeri” disponibili.

Altra fonte importante, come abbiamo visto, sono gli stati emotivi. E per questo è fondamentale valutare, grazie ad un protocollo ad hoc, se esistono preoccupazioni, dilemmi o ostacoli emotivi che è necessario risolvere. Allo stesso tempo il coach individua anche le emozioni positive del coachee utili a sostenere il lavoro in essere.

Altro punto fondamentale è capire quali sono i valori che spingono il cliente ad agire o non agire. Conoscerli significa individuare il piano strategico più corretto.

Lo step successivo è indispensabile per definire in maniera vivida la scena ideale del coachee nel momento in cui raggiungerà l’obiettivo. Ciò è funzionale a pianificare al meglio il percorso da seguire.

Ed infine il fare. L’azione è punto nevralgico del lavoro e come indicato nel paragrafo precedente, il coach, lavorando in sinergia con il coachee, individuata la grande meta e i sotto-obiettivi, pianifica micro-azioni concrete e misurabili, verifica, grazie al sistema di KPI impostato, che effettivamente c’è una progressione ed un miglioramento, e aiuta eventualmente ad aggiustare il tiro affinché sia raggiunto il traguardo prefissato.

Superare con buon esito le tappe intermedie significa inanellare una serie di successi che alimentano, come visto, la self-efficacy.

In questo percorso, il coach di BCI, a seconda del punto in cui il coachee si trova nella curva del cambiamento, incoraggia, alimentando la persuasione – prima fonte di autoefficacia-; oppure spiega concretamente delle tecniche o riporta esempi alimentando la self-efficacy attraverso le esperienze vicarie; aiuta, grazie a protocolli definiti ad hoc, a gestire fallimenti, dilemmi, attività in sospeso e a innalzare il tono emotivo e, soprattutto, gli fa sperimentare progressive esperienze di successo partendo dalle prime azioni da compiere per arrivare alla meta finale.

Tutto ciò mantiene alta l’autoefficacia lungo l’intero percorso, aumenta la produttività e fa crescere la motivazione portando il coachee ad alzare progressivamente l’asticella dei suoi obiettivi che diventano via via più sfidanti.

Come diceva Alber Bandura “Le persone si autoregolano sulla base delle loro convinzioni di autoefficacia.” 

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