Break Even Point: cos’è e come si calcola il Punto di Pareggio

Break Even Point: cos’è e come si calcola il Punto di Pareggio

Il Break Even Point è il punto di perfetto equilibrio tra il profitto e i costi di un’attività, e se l’imprenditore lo conosce, riesce a capire quanto deve produrre e vendere perché rientrino e pareggino i costi di produzione relativi all’attività.

Break Even Point: definizione

Il Break Even Point, anche detto BEP, è il punto nel quale i ricavi e i costi di un’azienda diventano equivalenti, e dunque non si genera né profitto né perdita. Proprio per questo il Break Even Point è detto anche Punto di Pareggio.

Il BEP è un indicatore del successo di un’azienda dalla fase di startup a quella della gestione. Una volta superato il Punto di Pareggio, l’attività comincia a generare profitti.

Per capire il livello di efficienza di un prodotto, un’azienda analizza il punto di pareggio ed effettua una valutazione su quanti prodotti deve realizzare e vendere per coprire tutti i costi. Le vendite richieste subiscono l’analisi al fine di realizzare un profitto.

Il Break Even Point potrebbe essere considerato un indicatore KPI, Key Performance Indicator, in quanto rappresenta uno strumento per controllare la produzione, perché stabilisce il numero minimo di prodotti da realizzare per coprire i costi e raggiungere il punto di pareggio.

Inoltre, rende possibile il costante monitoraggio degli utili e dei costi di tutto il ciclo di produzione, permettendo di mettere in atto delle eventuali correzioni.

Il BEP aiuta anche il calcolo ottimale del prezzo di vendita di ogni unità di prodotto, in modo da permettere all’azienda di ottenere un equo margine di profitto e massimizzarlo tenendo in considerazione la domanda del mercato.

Break Even Point: strumento di controllo e previsione dei rischi aziendali

Il Break Even Point è fondamentale perché permette di prevedere i rischi dell’impresa, perché mette in evidenza il volume di vendita al fine di raggiungere il punto di pareggio, in modo da non soccombere ai costi.

Dunque ogni azienda, nella redazione del proprio business plan, deve necessariamente effettuare un’analisi dei costi fissi di struttura e aggiungere a questi i costi variabili per poter raggiungere il BEP.

Il Break Even Point, al pari del VAN (Valore Attuale Netto) e del WACC (Weighted Average Cost of Capital), rivela molte informazioni sull’attività e sui relativi rischi finanziari nel contesto dell’analisi dei rischi aziendali, detta anche KRI, Key Risk Indicator.

Per questo motivo può essere utilizzato per ridurre i rischi di un’attività sfruttando il raggiungimento del punto di equilibrio, ma per farlo bisogna sapere qual è il fatturato minimo che dev’essere raggiunto dall’azienda per poter sostenere i costi senza affrontare delle perdite.

Invece il volume del fatturato prodotto a partire dal Break Even Point sarà indice del fatto che l’azienda sta realizzando dei profitti.

Il BEP può rappresentare anche uno strumento per controllare l’attività di produzione, in quanto permette di tenere sotto controllo gli utili e le perdite durante la produzione, e in caso di andamento negativo di intervenire per ridurre o evitare le perdite.

Volendo fare l’esempio del lancio di nuovi prodotti sul mercato, i costi fissi restano invariati, mentre i costi variabili aumentano a causa della realizzazione del prodotto, e il Break Even Point dà indicazioni su come calcolare in maniera ottimale il prezzo di vendita del prodotto, in modo che non sia né troppo costoso né troppo economico.

L’analisi del pareggio permette di formulare una regola decisionale semplificata.

Se il volume di vendita previsto per un prodotto è inferiore rispetto all’importo di pareggio, non si dovrebbe continuare a perseguire il concetto di prodotto. Tuttavia, è possibile stabilire che il concetto di prodotto ha un buon andamento se è probabile che il volume delle vendite previsto sia superiore al volume di pareggio.

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Punto di Pareggio: calcolo e formula

Per calcolare il Punto di Pareggio bisogna porre in relazione tre fattori aziendali principali, ovvero:

  • i costi;
  • i ricavi;
  • i volumi di produzione.

I costi totali vanno analizzati per dividerli in fissi e variabili, che sono riconducibili ai volumi di produzione, questi ultimi visti in quanto unità realizzate per ciascuna tipologia di prodotto finito.

Costi fissi

I costi fissi sono quelli sostenuti dall’azienda a prescindere dal fatto che produce o meno. Tali costi sono invariabili indipendentemente da quante unità l’azienda produce. Tali costi ad esempio possono essere l’affitto per i locali dell’azienda, gli stipendi dei dipendenti e simili.

Costi variabili

I costi variabili sono quelli che aumentano o diminuiscono in base all’aumento o alla diminuzione delle quantità prodotte. Tali costi possono essere ad esempio quelli per l’acquisto delle materie prime o per i consumi energetici.

Tuttavia, la ripartizione dei costi aziendali in fissi e variabili non è sempre semplice, in quanto alcuni costi fissi nel breve periodo possono trasformarsi in variabili con il passare del tempo.

In base ai tre fattori dei costi, dei ricavi e dei volumi di produzione, vi saranno di conseguenza due metodologie di calcolo per raggiungere il punto di pareggio, ovvero quella grafica e quella analitica, ed entrambe daranno luogo alla Break Even Analysis, che permetterà di stabilire il fatturato break even, cioè l’importo necessario che serve per coprire i costi.

Il metodo grafico del BEP attraverso il diagramma di redditività

Il metodo grafico mette in correlazione i tre principali fattori aziendali, cioè:

  • i costi;
  • i ricavi;
  • i volumi di produzione.

Questi vengono riportati su un piano cartesiano sul quale:

  • sull’asse delle ascisse X vi è il fattore volumi di produzione (quantità di unità prodotte), la variabile indipendente;
  • sull’asse delle ordinate Y va riportato il fattore costi di produzione.

In questo modo emerge la ripartizione tra i costi fissi, riportati su una retta parallela all’asse delle ascisse in quanto non riguardanti specificamente la produzione, e i costi variabili, riportati su una retta in rialzo che varia in funzione del fatturato.

Il punto in cui si intersecano la retta dei costi totali e quella dei ricavi totali rappresenta il Break Even Point.

L’area indicata sotto al BEP è quella nella quale l’azienda lavora in perdita, mentre quella al di sopra indica che l’azienda realizza dei profitti.

Il metodo analitico del calcolo del Punto di Pareggio

Il metodo analitico è basato su una formula matematica nella quale il Break Even Point viene calcolato attraverso un’equazione che tiene conto dei ricavi dell’azienda e dei costi fissi e variabili:

BEP = CF / (PVU – CVU)

BEP = Costi Fissi / (Prezzo di vendita di una unità di prodotto – Costo variabile di una unità di prodotto)

La formula (PV – CVU) indica il margine di contribuzione, ovvero quanto i costi fissi incidono sul prezzo di vendita del prodotto.

Se l’azienda realizza più tipologie di prodotti, la formula dev’essere applicata per ognuna di esse.

Di seguito è possibile vedere un esempio di calcolo del punto di pareggio:

Un’azienda affronta costi fissi per 90.000 €, il prezzo di vendita per un singolo prodotto ammonta a 500 € e il costo variabile per ogni unità è di 200 €.

Ne deriva che:

CF = 90.000

PV = 500

CVU = 200

BEP = CF / (PV – CVU) quindi:

BEP = 90.000 / (500 – 200) = 300

Ciò vuol dire che l’azienda deve produrre e fatturare 300 unità di quel determinato prodotto per poter coprire i costi e raggiungere il punto di pareggio, in quanto al di sotto di tale limite l’azienda lavora in perdita e al di sopra genera profitti.

Il metodo proporzionale sul margine di guadagno fisso

Il metodo proporzionale basato sul margine di guadagno fisso è agevole se l’azienda ha già effettuato una stima di vendite e costi per una determinata linea produttiva. Si può procedere con questo calcolo nel momento in cui si sia accertato che sul prezzo di vendita vi è un margine di guadagno percentuale fisso.

Ad esempio, un’azienda vende determinati prodotti ottenendo un margine fisso del 40%. Indipendentemente dal fatto che i prodotti siano più o meno costosi, se tale marginalità è romane invariata è possibile effettuare un calcolo proporzionale per poter determinare il Break Even Point.

Dunque, sempre riferendoci all’esempio dei Costi fissi per 700.000 € Margine di guadagno sulle vendite del 40%

La formula per ricavare il fatturato necessario a raggiungere il Break Even Point è la seguente:

Costi fissi / Marginalità * 100

700.000 / 40 * 100 = 1.750.000

questo valore servirà a coprire il 60% di costi variabili (1.050.000) sommati ai costi fissi (700.000)

Abbassare il Break Even Point: 3 strategie

Il BEP utilizzato come strumento di controllo permette di stabilire la quantità di prodotti da realizzare ed effettuare eventuali correzioni, diventando uno strumento per prevedere i rischi aziendali nel processo produttivo.

Se l’azienda va incontro a uno squilibrio e le vendite non vanno come previsto e anzi si riducono significativamente, si possono attuare delle misure per ridurre il Break Even Point e raggiungerlo quanto prima.

Le misure possono concernere l’aumento delle vendite, la riduzione dei costi o addirittura l’eliminazione di quel dato prodotto dalla gamma aziendale.

Dato che i valori impiegati per determinare il BEP sono i costi fissi, i costi variabili e il prezzo di vendita, di conseguenza vi sono tre strategie perseguibili per ridurre il BEP.

1. Ridurre i costi fissi

I costi fissi sono direttamente proporzionali al Break Even Point, dunque alla diminuzione di tali costi conseguirà una minor produzione di quelle unità che bisogna vendere e fatturare per poter raggiungere il BEP.

2. Ridurre i costi variabili

I costi variabili sono connessi alla realizzazione dei prodotti, e possono essere i costi delle materie prime, i consumi dei macchinari di produzione e così via. Ridurre tali costi permette di ridurre il Break Even Point. Data la natura dei costi variabili, le eventuali correzioni potrebbero consistere nella scelta di fornitori con prezzi maggiormente vantaggiosi, o anche nella riduzione degli sprechi nel processo produttivo.

3. Alzare il prezzo di vendita dei prodotti

Il prezzo di vendita e il BEP sono inversamente proporzionali: aumentando il prezzo di vendita dei prodotti venduti, diminuirà la quantità di prodotti da realizzare e fatturare finalizzati al raggiungimento del Break Even Point.

Tuttavia, prima di ricorrere a questa soluzione, bisogna analizzare il mercato di riferimento ed evitare in questo modo di perdere dei clienti.

I limiti del Break Even Analysis

La Break Even Analysis è finalizzata alla determinazione del punto di pareggio che l’azienda deve superare per iniziare a generare profitti, ed è utile per il controllo della produzione e per prevedere eventuali rischi, ma presenta anche dei limiti che potrebbero renderla meno efficace.

Uno di questi limiti risiede nel fatto che la Break Even Analysis è statica e relativa soltanto al momento in cui viene effettuata. Non tiene in considerazione il cash flow (DCF Discounted Cash Flow) né le tempistiche di produzione o le variazioni periodiche dei costi delle materie prime, e perciò il dato del BEP non riuscirebbe a tenere il passo.

Un ulteriore limite sta nella mancata considerazione delle rimanenze di magazzino: la formula del Break Even Point tiene conto del fatto che le unità prodotte corrispondono a quelle vendute e fatturate, ma non analizza il mercato e la domanda.

Inoltre, i costi e i ricavi non variano sempre in maniera lineare, e tra questi soprattutto i costi variabili mutano nel tempo, anche nel breve periodo. Di ciò la Break Even Analysis non tiene conto, neanche in relazione ai prodotti venduti e fatturati. Se i costi delle materie prime aumentano o diminuiscono, bisognerà ricalcolare il BEP.

Infine, non tiene neanche conto della concorrenza e dei competitor, che potrebbero variare i loro prezzi di vendita condizionando l’andamento del mercato e della domanda.

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