Negli ultimi decenni, in Italia, abbiamo iniziato a soffrire di una strana malattia collettiva: la diserzione strategica. Abbiamo smesso di credere nel futuro. E quindi abbiamo smesso di pianificarlo. L’imprenditore italiano è diventato un eroe del presente, un campione dell’emergenza, un maestro nel tappare la falla di oggi. Ma ha dimenticato come si disegna una cattedrale per domani.
Questa non è una colpa, è una conseguenza. Abbiamo perso fiducia, e la prima cosa che si sacrifica quando manca la fiducia è il pensiero a lungo termine. Il problema è che, come diceva Brian Tracy, “se fallisci nel pianificare, stai pianificando di fallire”. Non è un modo di dire per motivatori. È la descrizione esatta di una resa.
La diserzione strategica: abbandono del ruolo di creatore del futuro
La chiamo diserzione strategica: l’atto di abbandonare il proprio ruolo di creatori di futuro per diventare amministratori del presente. È la scelta, spesso inconsapevole, di trasformarsi da architetti a manutentori.
Si smette di decidere dove andrà l’azienda e ci si limita a reagire a dove la porta il mercato. Si diventa vittime delle circostanze.
Chi non crea il futuro, lo subisce
Il futuro non è qualcosa che accade. È qualcosa che si crea. E chi non lo crea, lo subisce.
Lo vediamo su scala nazionale. Vent’anni fa negli Emirati Arabi c’erano i cammelli. Poi hanno fatto un piano ventennale. Hanno deciso di costruire grattacieli, centri di eccellenza, un futuro. E lo hanno costruito. In Italia, qual è l’ultimo piano che ricordiamo?
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Quando smetti di creare il tuo futuro, qualcun altro arriva e lo crea per te, spesso comprandosi le tue aziende.
La pianificazione strategica non è un lusso per l’imprenditore
Molti imprenditori, soprattutto nelle piccole imprese, sentono la parola “pianificazione strategica” e si spaventano. Pensano sia una cosa da multinazionali, un groviglio di documenti inutili. Si raccontano la favola che l’imprenditore deve essere sempre operativo, a risolvere problemi. Confondono l’esecuzione con la direzione.
La strategia non è un’attività quotidiana. Non si passano le giornate a fare strategia. La strategia si fa una volta, e poi la si revisiona. È l’atto fondativo con cui un imprenditore si ferma e decide cosa vuole creare nei prossimi tre, cinque anni.
Non quali compiti eseguire domani, ma quale mondo costruire dopodomani. Vuole accumulare patrimonio per comprare immobili? Aprire nuove sedi? Vendere l’azienda? Sono scelte che cambiano tutto l’universo.
L’imprenditore senza mappa strategica gira in tondo
Chi non compie questo atto di creazione, chi non si ferma a disegnare la sua mappa, non sta andando da nessuna parte. Sta solo girando in tondo, sempre più velocemente, finché il carburante finisce.
La pianificazione strategica non è un lusso. È l’unica cosa che separa un imprenditore da un dipendente della propria stessa azienda.
Il futuro non è scritto. Ma va disegnato. E l’imprenditore è, per definizione, colui che tiene in mano la matita. Abdicare a questo ruolo non è un errore di gestione. È il tradimento della propria natura.
Se senti che è arrivato il momento di smettere di subire il presente e iniziare a costruire il tuo futuro, il primo passo è prendere questa consapevolezza. Ne parlo qui: Assessment Test gratuito: smetti di essere artigiano e scala.

Takeaways
- Diserzione strategica, l’abbandono del ruolo di creatore di futuro per diventare un semplice gestore del presente, reagendo agli eventi invece di provocarli
- Il futuro si crea, non accade, o lo si progetta attivamente, o si è costretti a subire i piani altrui
- La pianificazione strategica è un atto fondativo, non un esercizio burocratico per multinazionali, ma il modo con cui un imprenditore decide la direzione a lungo termine della propria azienda
- Senza visione strategica si diventa dipendenti, un imprenditore senza una visione e un piano per realizzarla finisce per essere un dipendente della sua stessa impresa, intrappolato nell’operatività quotidiana
- Non pianificare è un tradimento, smettere di pianificare per il futuro non è solo un errore di gestione, ma un tradimento della vera natura dell’essere imprenditore
Faqs
Cos’è la diserzione strategica?
La diserzione strategica è l’abbandono del ruolo di creatore di futuro per diventare un semplice amministratore del presente. È la scelta, spesso inconsapevole, di trasformarsi da architetto a manutentore, limitandosi a reagire agli eventi invece di provocarli.
Perché la pianificazione strategica è importante per un’impresa?
La pianificazione strategica è l’unica cosa che separa un imprenditore da un dipendente della propria stessa azienda. È l’atto fondativo con cui si decide cosa creare nei prossimi tre, cinque anni, non quali compiti eseguire domani, ma quale futuro costruire.
Come si fa pianificazione strategica in una piccola impresa?
La strategia non è un’attività quotidiana né un groviglio di documenti. Si fa una volta e poi si revisiona. Richiede fermarsi e decidere cosa si vuole creare: accumulare patrimonio, aprire nuove sedi, vendere l’azienda. Sono scelte che definiscono l’intero universo aziendale.
Cosa succede se non pianifico il futuro della mia azienda?
Chi non crea il proprio futuro, lo subisce. Senza una mappa strategica si gira in tondo, sempre più velocemente, finché il carburante finisce. Qualcun altro arriverà a creare il futuro per te, spesso comprando la tua azienda.
Qual è la differenza tra esecuzione e direzione strategica?
L’esecuzione riguarda i compiti quotidiani, il risolvere problemi operativi. La direzione strategica riguarda decidere dove andrà l’azienda, quale mondo costruire. Confondere le due cose trasforma l’imprenditore in un operativo della propria impresa.
Perché gli imprenditori italiani hanno smesso di pianificare?
Hanno perso fiducia nel futuro. E la prima cosa che si sacrifica quando manca la fiducia è il pensiero a lungo termine. L’imprenditore italiano è diventato un eroe del presente, un campione dell’emergenza, dimenticando come si costruisce una visione per domani.





