Cosa hanno in comune un imprenditore seriale della ristorazione, gli chef di un locale di Massimo Bottura, il socio di un fondo di investimento in startup e il fondatore di Immobiliare.it? Apparentemente nulla, se non il successo. Ma quando li metti su un palco e chiedi loro qual è stato il fattore decisivo per la crescita, la risposta è sempre la stessa.
Ogni anno, con Business Coaching Italia, organizziamo la “World Night”, una serata per festeggiare i risultati dei nostri clienti in una cornice d’eccellenza come l’hotel Principe di Piemonte a Milano. Non è solo una cena di gala. È un momento in cui mettiamo a confronto le storie di chi ce la fa, per estrarre i principi che funzionano davvero.
Quest’anno abbiamo premiato imprenditori cresciuti del 776% in otto mesi o del 7000% in pochi anni. Ma oltre ai numeri, volevamo capire quale fosse l’asset strategico dietro queste performance. La sfida era andare oltre le cifre e isolare il comune denominatore del successo.
Per farlo, abbiamo invitato sul palco quattro eccellenze di settori diversi e chiesto loro di condividere il segreto della loro espansione. Quello che è emerso non è una formula magica, ma un principio fondamentale che troppi imprenditori ancora ignorano.
Quattro lezioni da chi ha già vinto
Carlo Grimoldi: scovare i talenti e scommetterci sopra
Grimoldi è un imprenditore seriale nel campo dell’intrattenimento. Dai club ai ristoranti come Terrazza Duomo 21, qualsiasi cosa tocca ha successo. Il suo ristorante a Milano, aperto con Philip Plein, ha ottenuto due stelle Michelin dopo appena due mesi.
Come? Grimoldi ha un’ossessione: viaggia per il mondo non solo per vedere cosa funziona, ma soprattutto per studiare gli errori degli altri. E quando si tratta di team, la sua regola è la pluralità: scegliere persone valide e scovare i talenti.
Per il suo ristorante ha voluto due chef in cui ha visto qualcosa di nuovo, ci ha creduto, ci ha investito e ha ottenuto un risultato clamoroso. Il successo non arriva per caso. Arriva perché hai l’abilità di riconoscere le persone giuste e il coraggio di puntare su di loro.
Gucci Osteria by Massimo Bottura: unire il team su un obiettivo più grande
Abbiamo premiato Karime Lopez e Takahiko “Taka” Kondo, gli chef del ristorante di Firenze. La loro cucina è eccezionale, ma quello che colpisce è il team. In cucina e in sala, tutti sono perfettamente allineati.
La loro risposta su come ottengono questa coesione è stata illuminante. Certo, ci sono organizzazione e protocolli precisi. Ma il vero collante è un altro. Karime ha detto: “Da noi arrivano persone da tutto il mondo, a volte stanche o nervose. Il nostro obiettivo è dare loro tre ore di felicità”.
Non vendono cibo, vendono felicità. Questo valore condiviso responsabilizza ogni membro del team, dal “passista” che porta i piatti al cameriere di sala. Se vuoi un team coeso, dagli una missione, non solo un compito.
Antonello Lupoi di TechShop: la leadership plurale batte sempre l’uomo solo al comando
TechShop è un fondo SGR che investe in startup innovative. Lupoi, uno dei soci fondatori, è nel comitato che decide su quali aziende puntare. Gli abbiamo chiesto cosa guardano prima di staccare un assegno.
Certo, l’idea deve risolvere un problema. Ma il secondo elemento, per loro critico, è la “pluralità della leadership“. Non investono nell’imprenditore che fa tutto da solo, che si racconta le cose e si dà ragione perché non ha nessuno con cui confrontarsi.
Cercano un gruppo di persone, una prima linea che condivide le scelte e ha l’autorevolezza per dire “aspetta, questo è sbagliato”. Se pensi di poter fare tutto da solo, non stai costruendo un’azienda, ma una prigione. I grandi investitori lo sanno e ti scartano.
Carlo Giordano di Immobiliare.it: la paura di formare le persone blocca la crescita
Giordano è uno dei tre fondatori di un portale che ogni giorno tiene incollate 2,7 milioni di persone, con un fatturato di oltre 100 milioni e 400 collaboratori. Anche lui ha sottolineato l’importanza del team, a partire dai tre soci che hanno colmato i rispettivi limiti.
La sua lezione più forte riguarda la gestione delle persone. Troppo spesso sento imprenditori lamentarsi: “Se formo i miei collaboratori e poi se ne vanno?”. Giordano ribalta la prospettiva: scegliere le persone è difficile, ci scommetti, le valorizzi e le fai crescere.
Ogni tanto prendi una delusione, un “tradimento”. Ma non ti fermi. Vai avanti. Formare qualcuno che poi fa carriera altrove non è una perdita, è la prova che sei capace di creare valore.
Smettila di avere paura che le persone se ne vadano. Inizia ad avere paura che restino senza essere cresciute.
Team vincente e leadership capace: il vero asset strategico
Il filo rosso che ha unito tutte queste storie è evidente: il successo duraturo si costruisce su un team vincente, guidato da una leadership capace. La leadership non è carisma o autoritarismo, è la capacità di guidare un gruppo di persone a raggiungere obiettivi prefissati.
Se il tuo team raggiunge gli obiettivi, sei un buon leader. Se non li raggiunge, hai qualcosa da rivedere nel tuo modo di guidare.
Molti imprenditori passano le giornate a fare i “pompieri”: entrano nelle linee operative per spegnere i fuochi e risolvere i problemi creati da altri. Questo non è fare l’imprenditore.
Se anche tu ti ritrovi in questa situazione, a correre da un’emergenza all’altra invece di costruire un’azienda che cresce anche senza la tua presenza costante, il problema non sono le persone che hai. Il problema è il metodo che usi per guidarle.
Capire da dove partire è il primo passo per cambiare rotta. Sul sito di Business Coaching Italia trovi un assessment test gratuito per fare chiarezza sulla tua situazione attuale e sulle aree in cui intervenire. Fallo. È il primo passo per smettere di fare il pompiere e iniziare a fare l’imprenditore.
Takeaways
- Il team come asset strategico, il vero fattore di successo non è l’idea o il prodotto, ma un team vincente guidato da una leadership capace
- Riconoscere e valorizzare i talenti, avere il coraggio di scommettere sulle persone giuste e investire nella loro crescita porta risultati straordinari
- Missione condivisa per il team, un obiettivo più grande del semplice compito crea coesione e responsabilizza ogni membro del gruppo
- Formare senza paura, temere che i collaboratori formati se ne vadano è il freno più grande alla crescita aziendale
- Leadership, non operatività, il ruolo dell’imprenditore è guidare le persone verso gli obiettivi, non risolvere emergenze quotidiane
Faqs
Perché gli investitori preferiscono un team con leadership plurale?
Gli investitori come TechShop non puntano sull’imprenditore che fa tutto da solo. Cercano un gruppo di persone, una prima linea che condivide le scelte e ha l’autorevolezza per mettere in discussione le decisioni. Un leader solitario, che non ha nessuno con cui confrontarsi, è considerato un rischio perché manca di prospettive diverse e di controllo sulle proprie decisioni.
È uno spreco formare persone che poi lasciano l’azienda?
No. Secondo Carlo Giordano di Immobiliare.it, questo è un falso problema. La vera paura non dovrebbe essere che le persone formate se ne vadano, ma che restino senza essere cresciute. Formare qualcuno che poi fa carriera altrove è la prova che un’azienda è capace di creare valore e di attrarre talenti.
Come creare un team davvero coeso?
Oltre a organizzazione e protocolli, il vero collante è una missione condivisa. L’esperienza della Gucci Osteria di Massimo Bottura lo dimostra: il loro obiettivo non è vendere cibo, ma dare ai clienti “tre ore di felicità”. Un perché più grande del semplice compito responsabilizza ogni membro del team e crea allineamento naturale.
Cosa significa essere un imprenditore pompiere?
È l’imprenditore che passa le giornate nelle linee operative per spegnere emergenze e risolvere problemi creati da altri. Questo atteggiamento impedisce di lavorare sulla crescita strategica dell’azienda, perché l’imprenditore è intrappolato nell’operatività quotidiana invece di guidare il team verso gli obiettivi.





